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Sai che il tuo ego può sabotare la tua creativita’?

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Le 3 trappole del nostro Ego, i 3 timori che ci limitano e ci impediscono di accedere alla libertà e alla vulnerabilità che servono per innovare: timore di perdere il controllo, timore di perdere la faccia, timore di perdere l’affetto o il rispetto. Creare è fare con gli altri, sbagliare, cadere,rialzarsi.

Todd Henry, fondatore di The Accidental Creative, ci fa riflettere sul ruolo dell’Ego rispetto alla nostra capacità di essere creativi.
Ego non significa solo tracotanza, insistenza o autoreferenzialità: queste sono solo alcune manifestazioni. Ce ne sono altre, meno appariscenti, delle quali dobbiamo essere consapevoli, perché dar loro spazio è un rischio, se vogliamo aumentare il nostro spirito critico e la nostra capacità creativa.

Lavorare creativamente significa avere voglia di prendere rischi, sperimentare, sbagliare, e per farlo bisogna andare oltre l’Ego, oltre l’immagine che abbiamo creato di noi.
Alcuni stanno sempre nella loro “Safety Zone”, perché amano sentirsi bravi e capaci, e rifuggono la paura di sbagliare e di scoprire di avere dei limiti. E’ umano, comprensibilissimo, ma possiamo fare qualcosa per spostare il limite un pochino più in là.

Todd Henry ci racconta 3 Trappole in cui un Ego troppo sviluppato può far cadere, correndo il rischio di non proporre né provare mai strade vuone. Trovo interessante leggerle e vedere se ci riconosciamo in qualcuna di queste.
E poi decidere se abbiamo voglia di lavorarci con un Coach, per scardinarle e sostituirle con approcci più utili.

Trappola dell’ Ego n°1 – Fare la Vittima
Quando da piccoli si giocava a pallone, di fronte a idee nuove o cambi di programma poteva capitare che il bambino che aveva portato la palla dicesse “Mi avete fatto arrabbiare, la palla e mia e me la porto via” .
Quel bambino preferiva uscire dal gioco piuttosto che essere flessibile, trovare un compromesso e continuare a giocare: questo è “fare la vittima”, o “fare i capricci”. Da adulti capita di fare cose non troppo diverse, e ne abbiamo quotidianamente esempi vergognosi e deleteri offerti da potenti e discutibili personaggi politici.

Quando facciamo la vittima, il nostro dialogo interno dice “Se non ascoltano la mia proposta, allora non gliene porterò più” oppure “Non vale la pena sforzarsi, perché gli sforzi non sono riconosciuti“.
Quando facciamo così, mettiamo il nostro bisogno di riconoscimento davanti allo scopo del lavoro nostro e del team.
Questo tipo di approccio porta a non mettersi mai totalmente in gioco, a dare sempre un po’ di meno del massimo.

Dobbiamo stare molto attenti ai segnali della vittima dentro di noi, non possiamo permetterle di sabotarci, allontanarci dai nostri obiettivi e dall’aiuto altrui che ci è essenziale per raggiungerli. Approfondisci la Vittima tra i nostri Sabotatori

Trappola dell’ Ego n°2 – Attaccare per proteggere il proprio Status
Quando abbiamo la sensazione che qualcuno stia invadendo la nostra area di influenza, o ci stia mancando di rispetto, sentiamo il bisogno di proteggere la nostra credibilità e autorità.
Entriamo in un meccanismo di protezione, in cui rifiutiamo che qualcuno possa avere un’opinione migliore della nostra, specialmente se lo fa davanti agli altri, e allora, contrattacchiamo: vi ricorda qualcuno?

Questo tipo di atteggiamento, anch’esso tragicamente e quotidianamente attuale, può sfociare anche nella crudeltà di offendere gli altri, sminuire il loro lavoro pretestuosamente, per rendere il proprio più visibile, per avere ragione.
Alcuni addirittura arrivano ad appropriarsi di idee altrui, pur di non dar loro la possibilità di prendere la scena, pur di difendere il proprio status.

C’è un’enorme differenza tra la fiducia nelle proprie capacità e un Ego Ipertrofico.
la FIDUCIA in se stessi dice “Io posso fare questa cosa bene“. L’ EGO Ipertrofico dice “Io non posso sbagliare“.
La FIDUCIA in se stessi dice “Io valgo”.L’ EGO Ipertrofico dice “Il mio valore non può mai essere messo in discussione

Quando ci comportiamo così, mettiamo freni molto forti alla creatività nostra e degli altri, per due ragioni:
– creiamo fissità, ci fossilizziamo in una posizione invece che essere flessibili e agili (e l’agilità è l’essenza della creatività)
– creiamo situazioni di disagio, paura, battaglia, invece che apertura, inclusione, mescolanza, propositività, interesse, fiducia.

Trappola dell’ Ego n° 3 – Offendersi facilmente
E’ diverso dal fare la vittima nel senso che qui ci si concentra sul “prenderla sul personale”, “prendere tutto come un’offesa”, considerare qualunque feedback correttivo come un attacco e un’ingiuria.
Ci sono persone che vedono sempre un retro pensiero negli altri, un’ intenzione cattiva, una mancanza di rispetto,
Alcune considerano ogni forma di disaccordo come una messa in discussione della loro competenza e del loro ruolo, si sentono sotto attacco sempre.

Anche questo atteggiamento è figlio della paura e della fragilità, di un bisogno di sentirsi accettati e apprezzati, espresso e difeso in modo controproducente.
Anche queste manifestazioni sono espressioni di un Ego sviluppato, che cerca apprezzamento e accettazione, ma teme sempre che gli vengani tolti.

Andare attraverso queste trappole ti è servito a riconoscere figure della tua vita personale e professionale?
Cosa più importante: ti è servito a riconoscere se tu stesso sei vittima di una o più di queste trappole ?
Perchè se è così, diventa molto dura lavorare con te: gli altri si stancano di “camminare sulle uova” in tua presenza, di stare sempre attenti a come dicono le cose, di tollerare le tue intemperanze e spesso le tue offese.
E oltre a cercare di starti lontani, non ti porteranno le loro nuove idee.

Se capiamo che cadiamo preda di uno o più di questi trigger, è necessario lavorarci su, perchè alla fine saremo noi a soffrire e ad essere isolati, ottenendo esattamente il contrario di quello a cui teniamo.

E se viviamo o lavoriamo con persone che sono vittima di una o più di queste trappole, dobbiamo avere il coraggio, la responsabilità e generosità di dar loro un feedback, per aiutarli a rendersi conto dei comportamenti che mettono in atto (di cui spesso non solo consapevoli) e degli effetti che producono.

Questo articolo è stato redatto da Giulia Rosa Sirtori, Executive & Team Coach dal 2013, con credenziale MCC ICF e con 20 anni di esperienza executive in ambito marketing e vendite. Giulia aiuta i leader a ottenere il meglio da se stessi e dai loro team, facendo meno fatica e avendo più equilibrio ed energia. Lavora in italiano, inglese e francese

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