Costruire una nuova “identità”

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Le persone più abili nell’affrontare lo stress hanno valori e convinzioni su di sè che le rendono più resilienti. Hanno costruito e scelto un senso di Sè che va oltre quello che si aspettavano i genitori, o che si aspettano le figure che li circondano, o la narrazione in voga. Questo lavoro di costruzione e scelta della propria identià è una delle esperienze più belle che si possano fare con un Coach, e attenzione: l’Identità non è né unica, né tantomeno fissa nel tempo.
Quando lavoriamo su una difficoltà da superare, una cosa che vorremmo riuscire a fare meglio o diversamente, una fatica che ci genera stress, la soluzione raramente è nella messa a punto di un piano d’azione innovativo, a cui non avevamo mai pensato. Più spesso la luce si accende quando si guarda più nel profondo, si riconosce chi si è, qual è il “personaggio che portiamo in scena”, e quale vogliamo che sia una versione di noi, “più utile” .
I grandi del coaching, di cui Marshall Goldsmith è primario rappresentante, ci invitano a guardare quello che ci causa stress, le nostre difficoltà o i cambiamenti che vogliamo realizzare, prima che sul piano del Cosa fare, sul piano del Perchè, del Senso
La domanda chiave è: Chi vuoi essere?
Prenditi il tempo che ti serve per rispondere: non è un test, non c’è una sola risposta giusta.
E’ davvero molto importante il modo in cui definisci te stesso/a, perché impatta sul riuscire a dare il meglio di te al lavoro e nella vita sociale, sull’essere un buon amico, un buon genitore o un buon partner, sulla felicità che ti concedi e che dai agli altri.
Rispondere a questa domanda, diventare consapevole della tua identità attuale, e capire se coincide con quello che vuoi davvero essere, può rappresentare l’inizio di un cambiamento importante, che si tradurrà in comportamenti osservabili.
L’identità è un tema complesso.
Ci sono molti modi per definire la tua identità.
Puoi guardare al passato, individuando eventi importanti, trionfi memorabili o disastri, per aiutarti a definirla.
Puoi chiedere agli altri: cosa pensano di te i tuoi amici ? il tuo partner ? il tuo capo ? tua mamma?
Puoi ricordare ciò che alcune persone videro in te nel passato: saresti proprio un eccellente ……?
Puoi scegliere semplicemente quello che vuoi per te, in base ai valori, alle cose che contano per te, agli esempi di persone o personaggi che sono per te dei punti di riferimento.
In sintesi possiamo dire di avere tutti almeno quattro identità, usando 2 assi: Noi Vs gli Altri; Passato Vs Futuro

1. Identità ricordata
Sai chi sei perché ricordi eventi della tua vita che ti hanno aiutato a costruire il senso di te che hai oggi.
Possono essere momenti eccezionali o autentici disastri: ciò che conta è che spno delle pietre miliari della tua storia, nel bene e nel male, e hanno lasciato un segno.
Quando scrivi un profilo di te stesso, questi momenti inevitabilmente entrano in gioco.
Hai mai provato a scrivere la tua lifeline, con i 5 picchi e le 5 valli più significative?
Se ti chiedo di farlo, quali momenti scegli? e la storia che ne esce cosa racconta di chi sei tu?
2. Identità riflessa.
Cosa dice la gente di te?
Che cosa si ricordano di te ?
Quali eventi citano del tuo passato?
Quando il tuo capo o il tuo partner dicono una cosa di te, questo rinforza il quadro che tu hai di te stesso.
Il feedback da parte degli altri costruisce la tua identità riflessa.
E spesso il feedback bisogna chiederlo, perchè mediamente non siamo bravi a darli.
3. Identità programmata
Cosa dicono di te gli altri, se ti proiettano nel futuro? Perchè non chiederlo alle persone che ti conoscono bene, ti vogliono bene, e sono anche radicalmente oneste?
Non perchè quello che dicono sia la verità, ma perchè potrebbe rivelarsi molto – forse troppo – influenzato da quello che sei stato fino ad oggi, mentre non è detto che il passato debba proseguire in una linea retta verso il futuro.
Oggi meno che mai.
La tua identità programmata può essere influenzata dalla tua professione, dalla cultura in cui cresci, dalla società in cui lavori, dal settore, dalle persone che scegli come amici.
E ognuna di queste cose, se vuoi, puo’ essere cambiata, può evolvere.
In un contesto come quello attuale, deve evolvere.
4. Identità creata
Chi vuoi essere ?
La tua identità creata è l’identità che decidi di creare per te stesso.
È la parte della tua identità che non è controllata dal passato o dagli altri.
Le persone più di successo al mondo hanno creato delle identità che hanno permesso loro di diventare gli esseri umani che volevano essere, senza essere schiavi del passato o del pensiero degli altri.
Ora che abbiamo chiarito le basi dell’identità secondo gli scritti di Marshall Goldsmith, il suggerimento è semplice.
Passa in rassegna le tue 4 identità e le loro componenti osservabili:
da dove arrivano? dove ti portano? cosa ne pensi? cosa ne vuoi fare?
Se la tua identità attuale ti piace, e senti di aver raggiunto il tuo autentico Ikigai, allora ti consiglio di lavorare semplicemente per diventare un te stesso ancora migliore.
Se invece non ti piace o non ti corrisponde più, e vuoi un cambiamento, apriti al fatto che sei capace di cambiare molto di più di quanto pensi.
L’identità è in continua evoluzione, se vuoi
La lifeline di ognuno di noi racconta identità che si susseguono e arricchiscono nel tempo, senza autoescludersi.
L’esempio di una persona famosa, intervistata da Marshall Goldsmith, ci aiuta a prendere confidenza con il concetto.
Paul David Hewson – alias Bono Vox, il cantante degli U2 – come prima identità aveva quella di un ragazzo normale di Dublino, innamorato della sua compagna del liceo (che poi sposerà) alle prese con la vita dura di un paese in guerra civile e in profonda crisi economica. In questo contesto cercava di guadagnarsi da vivere e al contempo sognava.
Creò allora una seconda identità: quella del musicista.
S’innamorò della musica, e si impegnò seriamente in una professione che gli permetteva di creare ed esprimersi.
Arrivò poi l’identità numero 3, quella della rockstar: sicuramente gli piaceva essere una rockstar, e al contempo continuava a essere un uomo normale con una moglie e quattro figli, ed un musicista serio.
A un certo punto della vita poi, decise di usare la sua influenza per costruire un’ulteriore identità, quella di difensore delle cause sociali. Andò in Africa durante la grande carestia degli anni 80, incontrò uomini politici per ottenere la riduzione del debito africano, e per realizzare progetti che alleviassero la sofferenza umana. Da lì in avanti non ha mai spesso di esporsi per i diritti civili e contro le ingiustizie e le iniquità nel mondo.
Vogliamo un altro esempio meno “glamorous”?
Per mostrare che il modello non vale solo per le celebrità, Goldsmith porta il caso di una figura importantissima, che non ha potuto ovviamente conoscere di persona: Marie Curie.
La sua identità ricordata: donna polacca cresciuta sotto l’occupazione russa, con una passione per la scienza.
L’identità programmata era chiarissima per l’ epoca: moglie, madre e donna di casa.
L’identità riflessa era quella che le rimandeva il mondo accademico parigino di fine ottocento, scetticismo, pregiudizi. Era vista prima come donna e come straniera, solo dopo come scienziata.
Ma lei cosa fece? Costruì una monumentale identità creata, quella di scienziata pionieristica, di ricercatrice che sfida tutto e tutti, fino a vincere due Premi Nobel.
Non rinnegò le altre parti di sé. Mai rinnegò il suo essere polacca, moglie o madre, ma aggiunse un’identità nuova, potentissima, che definì la sua vita, contro ogni programmazione esterna.
Molti di noi trattano la propria identità come un oggetto fisso e immutabile, che non può essere alterato, e non cercano mai di crearne una nuova, per paura di deludere gli altri, per paura di sbagliare, di fallire.
Una delle più profonde cause dello stress è proprio la paralisi che noi stessi creiamo, la definizione limitante della nostra storia, a cui crediamo, senza metterla in discussione .
Se senti salire la fatica di giorni sempre uguali, che a volte raggiungono un livello intollerabile, penso sia giunto il momento di fermarti a rivedere le 4 componenti della tua identità, di capire cosa ti piace e cosa no.
Se ti piace, identifica modi per costruire una versione ancora migliore di te.
Se non ti piace, costruiscine una nuova, che ti piace e ti corrisponde di più, e fai i primi passi concreti per realizzarla.
Fare questo lavoro con un Coach è una delle cose più belle, faticose, gratificanti e utili che si possano fare.
Se la pagina della tua identità creata fosse in questo preciso momento completamente bianca, quale sarebbe la prima, singola parola che sceglieresti per descrivere la persona che vuoi diventare? Solo una parola basta per iniziare. Non un piano quinquennale. Una parola, da cui discende una piccola azione, fattibile già domani.
Guarda il Video di Marshall Goldsmith per approfondire
Questo articolo è stato redatto da Giulia Rosa Sirtori, Executive & Team Coach dal 2013, con credenziale MCC ICF e con 20 anni di esperienza executive in ambito marketing e vendite. Giulia aiuta i leader a ottenere il meglio da se stessi e dai loro team, facendo meno fatica e avendo più equilibrio ed energia. Lavora in italiano, inglese e francese
