Prevenire il burnout ecco cosa fare

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Ognuno ha la sua personale stress curve e il proprio “punto di rottura” verso il burn-out. Per tenersi lontani da quel punto, e conservare energia ed equilibrio, ci sono pratiche semplici e quotidiane: da una semplice pratica di self check, al dialogo interiore con le cose che non ci piacciono, al riconnettersi alle proprie passioni, anche e specialmente quando diciamo di non avere tempo.
Sul lavoro, specialmente se siamo team leader, il sistema si aspetta che siamo sempre presenti, lucidi, con alti livelli alti di energia, capaci di intuizioni e decisioni sagge, in qualunque circostanza. Nel privato, familiari, amici, parenti, vicini di casa si aspettano che siamo attenti, disponibili, supportivi.
Non sarà troppo? Perchè accettando tutte queste aspettative e non mettendo confini abbastanza forti, il burn-out può essere dietro l’angolo.
La nostra mente è attiva su circa 60. 000 pensieri al giorno, che fanno un rumore così forte da toglierci il governo di noi stessi, e anche senza rendercene conto possiamo avvicinarci pericolosamente ad un punto di rottura.
Ci possono essere segnali anche piccoli del tipping point imminente: dimenticanze, scoppi di rabbia o di tristezza, momenti di totale apatia, tachicardia, crisi di panico inusuali…
Questi episodi ci urlano: fermati, e cambia qualcosa! Perchè se non ci siamo più noi, non ci sono più nemmeno le cose da fare, per quanto brutale vi possa sembrare questa affermazione.

Forse ti è già capitato di vedere questa curva, che descrive la correlazione tra la pressione percepita e la performance: la curva di ognuno è diversa, ma ciò che conta è monitorarsi regolarmente, per capire in quale fase siamo, e mettere in atto misure concrete e quotidiane per spostare il tipping point il più lontano possibile.
Ecco allora alcuni strumenti interessanti e molto pratici, per riuscirci, suggeriti da Christine Comaford
1. DARE UN NOME PRECISO E GRANULARE ALLE EMOZIONI CHE PROVIAMO
Puoi usare la Ruota delle Emozioni per aiutarti a dare un nome a quello che stai provando, nel momento presente.
Le voci al centro sono le “emozioni primarie”, allargandosi verso l’esterno appaiono (in modo non esaustivo) le mille varianti delle emozioni secondarie.
Aumentare il nostro vocabolario emozionale ci aiuta a capire cosa stiamo provando, individuare ciò di cui abbiamo bisogno, e adottare comportamenti che soddisfino questi bisogni.
Perchè le emozioni si accendono in una parte antica del cervello proprio per questo: segnalarci bisogni, soddisfatti o meno, e spingere la neo-corteccia ad agire per soddisfarli. E l’agilità emotiva poggia sull’avere un vocabolario emotivo.

Io ti consiglio di fermarti durante le tue giornate, più volte, per respirare e riconoscere che emozione stai provando in quell’istante, e di cosa hai bisogno in quel momento. E poi ripartire con le tue attività.
Noterai l’effetto che questo esercizio porterà:
– nel momento ti ridarà centratura e ti permetterà di vedere ed esprimere bisogni di cui forse non ti saresti accorto
– nel medio termine allenerà in te la capacità di dilatare i tempi di risposta alle sollecitazioni esterne: vedrai che sempre più spesso risponderai, invece che reagire.
Per me è il più potente esercizio di Mindfulness, ma non è l’unico: ecco qui altri 8
2. PARLARE ALLE COSE CHE NON CI PIACCIONO, IN NOI E NEGLI ALTRI
Riconoscerle
Pensa a 10 cose della tua vita che non vuoi / che non ti piacciono: possono essere aspetti di te che non ami, o cose esterne a te.
Guardale una per una, e di’ loro: ‘”Riconosco che esisti” .
Presta attenzione alla sensazioni fisiche e alle emozioni che provi mentre lo dici, e dopo averlo detto.
Riconoscere queste cose non vuol dire approvarle: vuol dire solo riconoscere che sono lì, e che non ci sono utili.
Non serve opporvisi urlando e sprecando energia: l’energia va incanalata per cambiarle, oppure indirizzata altrove.
Incuriosirsi
Sii curioso verso le cose che non sopporti.
Come mai le trovi così fastidiose ? Ti è utile il non amarle ? Cosa c’è di buono nel non volerle nella tua vita ?
Nota ciò che provi mentre fai queste riflessioni, fisicamente ed emotivamente.
Sorprendersi
C’è qualcosa di sorprendente, incredibile, o anche buffo in queste cose fastidiose?
Nota ciò che provi mentre fai questo esercizio di “cambio di prospettiva”.
Apprezzare
Onorare le cose che ti fanno schifo può sembrare folle ma non lo è : serve a farci pace e renderle più inoffensive.
Cosa hanno di buono? in che modo ti possono essere utili? per cosa puoi dire grazie che esistono ?
3. FARE REFRAMING
Non importa cosa succede fuori da noi, possiamo sempre scegliere il significato che diamo alle cose.
Ecco un esempio: arrivano molte richieste con scadenze molto corte. Che significato possiamo dare a questo fatto?
Posso sentirmi una vittima, senza forze e senza voglia
Posso sentire l’entusiasmo della sfida
Posso anche sentire la gratificazione dell’essere importante per qualcuno, o del poter essere d’ aiuto.
“Tra Stimolo e Risposta c’è sempre uno Spazio, e in quello spazio c’è la mia capacità di scegliere” (Victor Frankl)
Che significato scegli di dare alla realtà che vivi?
Le nostre parole plasmano la nostra realtà, e vederla da più punti di vista ci aiuta a plasmarla in un modo più utile, per noi e per chi ci sta intorno. Non siamo vittima dei nostri pensieri: li possiamo guardare e cambiare, con pensieri più utuli
4. RICONNETTERCI A NOI STESSI E ALLE NOSTRE PASSIONI
Connettersi con sè stessi significa dedicare tempo a quello che ci appassiona, e proteggere quel tempo.
Non possiamo concederci il lusso di NON dedicarci alle vostre passioni: essere in contatto con quello che ci piace è il primo step per alimentare, recuperare, mantenere energia, e di energia ce ne serve tanta, di fronte alla pressione che ci arriva dall’ambiente circostante.
Se ti svegli una mattina e ti dici: “E’tutto qui? Mi sveglio, faccio quello che dice la mia to-do-list, vado a dormire, poi mi sveglio di nuovo, faccio la mia to-do-list e vado a dormire? E’tutto qui?”, sai che devi assolutamente riconnetterti con te stesso, e dedicare del tempo almeno a una passione, a una cosa che ti piace.
E non solo nel week end, ma anche durante la settimana: serve trovare un equilibrio nel quotidiano, non a compartimenti stagni.
Fai la lista delle cose che ti danno gioia, di tutti i tuoi hobby , di tutte le cose che ti piace fare.
Non serve essere bravi, basta che quella cosa ci piaccia e ci dia gioia. E trova un modo di integrarne un po’ in ogni giornata.
La passione alimenta altra passione, che alimenta l’energia, che fa andare avanti, e fiorire.
5. IMMAGINARE IL FUTURO
Costruisci tu un’immagine chiara di come vuoi che sia la tua giornata, settimana….vita.
Prenditi un po’ di tempo, e rispondi ad ogni domanda, con calma, in dettaglio:
– Cosa vuoi per te ? (qualcosa che si può creare e mantenere)
– Cosa cambierà per te quando l’avrai ottenuto? (cosa otterrai, che benefici avrai)
– Come saprai di esserci riuscito? (criteri/prove…)
– Quando, dove, con chi vuoi ottenere quel che desideri? (ambito di applicazione e tempi)
– Cosa rischi ? Cosa potresti perdere? (metti al sicuro il tuo piano)
– Quali sono i tuoi prossimi passi? (entra in azione )
Ti ho raccontato 5 pratiche molto dense, molto scomode e molto potenti.
Quale ti intriga di più?
Da quale vuoi iniziare, per prenderti cura della tua resilienza e stare lontano dal tipping point?
Quando inizi ?
Questo articolo è stato redatto da Giulia Rosa Sirtori, Executive & Team Coach dal 2013, con credenziale MCC ICF e con 20 anni di esperienza executive in ambito marketing e vendite. Giulia aiuta i leader a ottenere il meglio da se stessi e dai loro team, facendo meno fatica e avendo più equilibrio ed energia. Lavora in italiano, inglese e francese
